Il terremoto è l’evento naturale più terrificante.
In pochi interminabili secondi una vita può essere distrutta e il frutto di una vita può essere perso per sempre.
Contro il terremoto c’è poco da fare. Non lo so, forse (e dico forse!) se ne possono avere delle avvisaglie, ma non si sa quando arriverà e di che intensità sarà e non si può chiedere alle persone di vivere in costante stato di allerta.
Quello che si potrebbe fare, ma non si fa, è attuare dei piani edilizi che tengano conto delle normative antisismiche, soprattutto in zone ad elevato rischio; ma non sta a me dare lezioni in questo senso e le polemiche hanno già riempito pagine di giornali e canali radio-televisivi.
Il terremoto ha ancora altro, di terribile: mette a nudo le intimità. Attraverso le pareti sventrate è possibile vedere gli interni delle stanze, i lampadari, gli armadi, gli specchi, i letti; tutto è esposto agli occhi di tutti, il guscio che normalmente ci protegge, quello nel quale ci sentiamo protetti, non c’è più e ci sentiamo persi.
Ma il terremoto mette a nudo anche le miserie dell’animo umano; a poche ore dai crolli e a pochi metri dai luoghi dove si scava per cercare di trovare qualcuno da salvare, c’è chi invece scava per mettersi in tasca i beni di qualcuno che forse non si può più salvare.
Vorrei dire a queste persone che non c’è parola adatta a descrivere lo schifo che provo per loro.
E vorrei sperare che non si stia attuando anche un’altra forma di sciacallaggio: quello politico.
Personalmente, ritengo che in situazioni come questa i politici non debbano recarsi sui luoghi delle sciagure, perchè le macchine organizzative per garantire la loro sicurezza ed incolumità rischiano inevitabilmente di intralciare la macchina dei soccorsi. I messaggi di cordoglio e le conferenze stampa si possono fare anche da altri luoghi e la vicinanza dello Stato e del Governo non è con le chiacchiere che si dimostra, ma con i fatti, soprattutto quando l’emergenza sarà finita e bisognerà rimettere in piedi case, fabbriche, laboratori, negozi e dignità personali.
Vi prego, signori politici, almeno questa volta, evitate di trasformare questa catastrofe in una campagna elettorale “gentilmente offerta” dai cittadini della Regione Abruzzo.
Alle persone colpite dal terremoto vorrei trasmettere il mio calore e la mia comprensione. So cosa vuol dire, ci sono passata nel 1980, e so che vi aspetteranno settimane di panico. La paura no, quella non passerà mai. Ogni vibrazione, ogni scricchiolio, ogni lieve movimento, vi susciteranno terrore e la voglia di scappare e mettersi in salvo sarà grande. Per sempre.
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